Il vertice che piace tanto a Berlusconi è una inutile recita dal vivo dei potenti e serve a dimostrare che esistono. A simulare una ragione, una necessità, una provvidenza: immaginarie ma necessarie
Dopo la caduta definitiva di Napoleone, i grandi d'Europa si riunirono a Vienna per accordarsi sul nuovo ordine, che era poi l'antico degli aristocratici al potere. Il Congresso si diverte, scrissero i cronisti del tempo.
E fu davvero così: re e cortigiani sopravvissuti alla bufera della rivoluzione francese e alle guerre napoleoniche passarono gran parte del tempo in pranzi e in balli e in amori. Fu il capostipite dei G8 che tanto piacciono a Silvio Berlusconi, che è riuscito a imporli all'intero Occidente come sacra rappresentazione del potere.
Qualcosa di cui il potere sentiva il bisogno: l'occasione di mostrarsi in tutta la sua pompa, i suoi sprechi e la sua recita per i sudditi di un ordine ricomposto, di gerarchie ristabilite, di una storia che continua.
In occasione del terremoto in Abruzzo affidato alle cure di Guido Bertolaso, capo della Protezione civile, ci parve giusto riconoscergli funzioni effettive di gran ciambellano del regno, capace di provvedere ai suoi bisogni e alle cure dei suoi mali. E lo conferma la notizia testé appresa che si occupava anche del G8 che doveva svolgersi alla Maddalena, ma che per evidenti necessità di rappresentazione è stato trasferito all'Aquila, capoluogo dell'Abruzzo terremotato.
Bertolaso ci ha spiegato che il trasferimento è tutto sommato un buon affare sia dal punto di vista spettacolare, emotivo, sia da quello economico. Il G8 alla Maddalena sarebbe infatti costato una montagna di milioni di euro per le spese di sicurezza e di alloggi per le migliaia di delegati e di giornalisti da ospitare in navi gigantesche e da proteggere con migliaia di poliziotti e di soldati. A che pro? Per quale reale e urgente necessità? Ma che domande ingenue.
I G8, come il Congresso di Vienna, come tutte le rappresentazioni del potere, militare, politico o religioso che sia, servono prima di tutto a dimostrare che esistono, a simulare una ragione, una necessità, una provvidenza, immaginarie ma necessarie. Al punto che queste manifestazioni continuano a dispetto della modernità e del progresso tecnico.
Che bisogno c'è di organizzare questi convegni dei potenti in questo o in quel punto del pianeta con spese colossali e rischi terribili quando ci sono gli apparati delle telecomunicazioni che consentono tutti i tele-eventi che si desiderano? Al massimo c'è da trovare un certo accordo tra i fusi orari, ma si può fare.
Ma a cosa servono i G8? Quali accordi per il governo del mondo producono? Uno solo, diremmo: convincere i potenti riuniti e i loro sudditi in rispettoso ascolto che è possibile, o perlomeno tentabile, un avvento della ragione, una tregua degli egoismi e delle follie umane.
Ecco una delle ragioni per cui i G8 piacciono tanto a Silvio Berlusconi e in genere ai potenti. Gli piacciono non perché pensino davvero che servano a cambiare lo stato caotico delle umane faccende, ma perché le buone intenzioni sono tutto ciò che si può pretendere da una specie dissennata come la nostra.
E soprattutto perché cosa c'è di più caro al potere, se non la sua recita dal vivo, davanti agli uomini in carne e ossa, con le bandiere multicolori che palpitano al vento, con la folla schierata al passaggio delle automobili presidenziali? Anche ai G8 i potenti si divertono come al Congresso di Vienna. La diplomazia non è una delle conquiste del genere umano?
di Giorgio Bocca
(21 maggio 2009)
espresso.repubblica.it/dettaglio/il-g8-che-divertimento/2...



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